Il Cardellino
L’idea che si possa scegliere di smettere di parlare e di ascoltare può essere salvifica.
Quale libro mi dovrebbe tornare alla mente guardando la foto di questo cardellino? Beh, sarebbe abbastanza normale pensare a Il Cardellino di Donna Tartt. Sarebbe normale ma non è il mio caso. Il romanzo di Tartt mi è piaciuto molto e ho gradito anche il film che ne è stato tratto. Una storia di formazione dai risvolti non banali e con il grande merito di non macchiarsi della tipica impostura che trasuda quando un adulto descrive i pensieri di un’adolescente. Però non è quello il romanzo al quale penso guardando l’uccellino ritratto nella foto.
Penso invece, guarda un po’, a Zio Cardellino, di Luciano De Crescenzo. Un romanzo che non ha ottenuto la fortuna che meritava, forse perché si è perso nella bulimica produzione dell’autore napoletano. Ho letto quel romanzo, temo di poter dire, ormai quasi trent’anni fa. E mi ha segnato profondamente. Ho appreso, da ragazzo che ero, che l’idea di vivere una vita completamente diversa da quella nella quale si è coinvolti è possibile. E no – per favore – non sto parlando del chiringuito sulla spiaggia, né del proposito di un cambio di vita. All’epoca facevo “solo” la scoperta enorme che quell’idea fosse concepibile. E non ci avevo mai pensato prima.
In Zio Cardellino mi sembrò straordinario che De Crescenzo spiegasse la parabola della sua vita – è infatti il più autobiografico dei suoi libri – creando un personaggio che poco a poco rivoluziona la sua esistenza scegliendo di essere un uccello, un cardellino. L’idea che si possa sempre scegliere di smettere di parlare e di ascoltare può essere, del resto, davvero salvifica. Non importa che sia o meno realizzabile, basta anche solo poterla accarezzare. Ecco perché quel cardellino che ho fotografato mi è stato tanto simpatico. Chi sa chi era.


